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  • Anti-PDL1 in seconda linea nel NSCLC: il ruolo di atezolizumab
    Attualmente i pazienti affetti da NSCLC avanzato e pretrattato trovano l’impiego degli immuno check-point inibitori un valido supporto nel controllo anche a lungo termine della patologia. Atezolizumab confrontato con docetaxel nello studio randomizzato di Fase III, dimostra una superiorità in termini di sopravvivenza globale clinicamente e statisticamente significativa rispetto alla chemioterapia.

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  • Cetuximab: quanto è importante la localizzazione del tumore? (M. Scartozzi, P. Bruzzi)
    I notevoli progressi degli ultimi anni nel trattamento dei pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico hanno indubbiamente ampliato le possibilità di disegnare una strategia terapeutica sempre più efficace. Oltre alle innovazioni farmacologiche che si sono succedute nel tempo, abbiamo anche assistito a un notevole avanzamento nella definizione di fattori prognostici e predittivi. Questo è risultato particolarmente vero per l’uso degli anticorpi monoclonali diretti contro EGFR, per i quali la possibilità di impiego si è progressivamente raffinata con l’introduzione della valutazione di RAS, che ha consentito sia una migliore definizione dei pazienti responsivi al trattamento sia l’esclusione dei pazienti con malattia resistente.

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  • Alectinib: studi diversi confermano lo stesso risultato (V. Gregorc, P. Bruzzi)
    Gli avanzamenti terapeutici nel trattamento di pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule che presentano traslocazione del gene ALK, prevalentemente pazienti non fumatori e pazienti giovani, sono stati molto evidenti e molto rapidi, e oggi abbiamo diversi farmaci a disposizione: crizotinib, ceritinib e alectinib. In questa presentazione verranno presi in esame diversi studi su alectinib, farmaco che, utilizzato in pazienti che sono in progressione a crizotinib, ha dato risposte durature e si è dimostrato attivo anche nelle metastasi cerebrali. Dal punto di vista metodologico si tratta di un caso in cui il classico sviluppo di un farmaco antineoplastico viene accelerato, rendendo quasi impossibile il classico studio randomizzato di fase III perché le evidenze rapidamente accumulate in tema di efficacia non lo rendono più eticamente giustificabile.

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  • Atezolizumab: lo studio IMvigor 210 (S.Bracarda , P. Bruzzi)
    Quando si parla di tumori uroteliari spesso ci si riferisce ai tumori della vescica che ne rappresentano circa il 70%. Da sempre considerata una patologia negletta a causa degli scarsi progressi in ambito terapeutico, negli ultimi 2 anni stiamo osservando dei risultati estremamente interessanti.

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  • Gli inibitori CDK4/6 entrano nella clinica: i dati di ribociclib (P. Pronzato, P. Bruzzi)
    Per le pazienti con carcinoma mammario HER2-/HR+ si stanno affiancando nuove strategie terapeutiche alle vecchie opzioni (chemioterapia e ormonoterapia da sola). Negli ultimi anni sono stati sviluppati regimi di trattamento basati sulla associazione di agenti ormonali tradizionali e farmaci a bersaglio molecolare: molto promettenti sembrano il ribociclib e gli inibitori di CDK4/6. Nello studio MONALEESA-2 la combinazione di ribociclib e letrozolo si traduce in un significativo incremento della PFS, nonché della percentuale di risposte obiettive e del beneficio clinico. Lo studio dimostra che è possibile attraverso l’inibizione di CDK4/6 posticipare l’insorgenza della resistenza ai trattamenti ormonali.

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